26 luglio 2016

Il vino blu: una blasfemia per vino

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Sei giovani imprenditori spagnoli, tutti ventenni e senza esperienze precedenti nel vino, dopo due anni di ricerche hanno inventato e lanciato il vino blu Gïk.

 

I giovani designer, programmatori, artisti e musicisti hanno pensato di realizzare una bevanda color zaffiro dal grado alcolico contenuto, dolcificata, da bere fredda, nella sua scioccante gradazione blu.

Da molti consumatori di vino, questa bevanda può essere interpretata come una blasfemia per il vino.

 

Il vino blu è una miscela di uve bianche e rosse delle regioni basche della Spagna tra cui La Rioja, Zaragoza, León e Castilla-La Mancha, mescolate con una tintura indaco e con le antocianine, un colorante naturale presente in diversi fiori e frutti.

 

Alcuni degli slogan ufficiali della startup sono:

“Aprite le menti e ignorate tutti i pregiudizi”

“Cerca di dimenticare tutto quello che sai sul vino, bere GIK è bere innovazione”

“Noi siamo GIK e cambieremo il mondo”

 

“Il vino è uno dei maggiori segni di civiltà nel mondo”, diceva Ernest Hemingway.

Abbiamo realmente bisogno di nuovi incentivi per berne? Da migliaia di anni, l’universo del vino è definito da precisi parametri di colore, regole auree che non ce la sentiamo davvero di infrangere invano.

Siamo proprio stufi di assaporare un buon vino rosso, rose o bianco? Abbiamo ancora tanto da scoprire su vini e vitigni autoctoni.

 

Secondo i dati dell’Organizzazione internazionale della vigna e del vino (Oiv), nel 2015, l’Italia è diventato il primo produttore di vino al mondo.

Non esiste Regione in Italia che non produca o consumi vino e, a differenza di altri prodotti che rappresentano solo piccole zone, il vino è l’unico prodotto che rappresenta l’Italia intera.

Il vino è uno degli elementi identitari del nostro Paese, ed è la nostra responsabilità quella di insegnare ai nostri figli la cultura del vino, il bere con gusto e con moderazione.

 

Marinela Ardelean