28 novembre 2016

I vegani possono bere vino?

vino vegano

Se, fino a qualche anno fa, nessuno parlava di vini vegan, ora ci confrontiamo con un’evidente crescita di interesse e di certificazioni, sia in Italia che all’estero.

I consumatori sono sempre più attenti alle caratteristiche degli alimenti che consumano e in modo particolare all’assenza di ingredienti ottenuti con l’uccisione e lo sfruttamento di animali. Pertanto le etichette sono in aumento, le cantine che scelgono di lavorare con metodi alternativi pure ed ognuno lavora un po’ come meglio crede perché non esiste alcuna certificazione ufficiale (nemmeno per i cibi vegan o vegetariani).

La dicitura di vino vegano non è regolata né dalle norme comunitarie né da quelle nazionali, ma da enti di certificazione privati e volontari a cui le aziende si appoggiano.

Si tratta, normalmente, di marchi di proprietà di persone fisiche, associazioni o strutture private che vengono concessi in uso ai produttori di vino in base a specifici regolamenti interni. Alcuni marchi sono più noti, altri meno, ma in generale in ogni Paese esistono uno o più marchi che comunicano la caratteristica “vegan” del prodotto.

 

Qualità Vegetariana® è la prima certificazione nazionale dei prodotti vegetariani e vegani, a servizio della competitività delle aziende e della filiera del mercato vegetariano e vegano. Lo standard è riconosciuto e promosso dall’Associazione Vegetariana Italiana (AVI), che ha scelto di affidare a CSQA la certificazione per essere all’altezza delle normative europee e delle garanzie richieste da aziende e consumatori. Oltre alla CSQA, in Italia abbiamo l’ICEA di Bologna – ente certificatore che controlla tutto il processo produttivo, dalla barbatella alla bottiglia.

 

Quando un vino può considerarsi “vegetariano” e quando, invece, “vegano”?

Citando Donald Watson, inventore del termine “vegan”: oltre a non mangiare animali, i vegani non mangiano nemmeno i loro prodotti – latte e latticini, uova e miele – perché anche per ottenere questi prodotti gli animali vengono uccisi.

Nei prodotti destinati all’alimentazione vegana è vietato:

  • l’utilizzo dei carni e loro derivati, in qualsiasi fase di produzione, quindi anche nel confezionamento e nell’uso delle colle per l’etichettatura.
  • l’impiego di albumina d’uovo (che si trova spesso nei vini rossi), la caseina o i caseinati (che di aggiungono nei bianchi), l’ovoalbumina e la lisozima da uovo, che possono invece essere impiegati nelle produzioni “vegetariane” e nelle produzioni convenzionali. Nei vini vegani si usano invece argille, come la bentonite, che chiarifica il vino.

Se nei vini naturali non si utilizzano sostanze come correttore di acidità, anidride solforosa o altra aggiunta nel mosto, nei vini vegan questi sono “accettati”.

Oltre ai composti, naturali ma animali, usati in cantina, c’è poi il lavoro in vigna, che prevede concimi come il letame nelle coltivazioni normali, e l’uso invece del sovescio, ossia del rimescolamento della terra fra i filari per sfruttare l’humus naturale del terreno.

 

Nei prodotti destinati all’alimentazione vegetariana è vietato contenere:

carni, di qualunque tipo, e più in generale ingredienti o loro derivati da animali, come possono essere la colla di pesce o di ossa o la gelatina animale.

Ad oggi i claim “vegano” o “vegetariano” si configurano solamente come informazioni facoltative, rispettando le norme generali in materia di etichettatura, ovvero veridicità, non ingannevolezza, oggettività.